L’Ornamento come Linguaggio Rituale
Ho sempre vissuto l’ornamento come un linguaggio modellato dal rituale più che dall’abbellimento. Nei disegni massimalisti, l’ornamento non arriva per decorare una superficie vuota. Arriva già carico, portando con sé gesti ripetuti nel tempo. Linee, pattern e simboli agiscono come incantamenti silenziosi, segnando lo spazio come significativo piuttosto che neutro.

È il rituale a conferire gravità all’ornamento. Quando un motivo viene ripetuto, specchiato o stratificato, inizia a sentirsi intenzionale in un modo che supera l’estetica. Vivo questa ripetizione come un atto di radicamento. Crea continuità tra il ritmo interiore e la forma esteriore, permettendo al disegno di funzionare come luogo di attenzione e non come semplice esposizione.
Radici Slave e Pattern Protettivi
Il mio rapporto con la cultura visiva slava è legato alla protezione più che alla nostalgia. L’ornamentazione tradizionale slava nasce spesso dall’esigenza di custodire soglie, corpi e case. Ricami, intagli e pitture portavano un peso simbolico, agendo come barriere contro il disordine e la vulnerabilità.
Nei miei disegni questa logica persiste. Forme botaniche ripetute, composizioni simmetriche e superfici dense riecheggiano queste strategie protettive. L’immagine diventa uno spazio trattenuto. L’ornamento non distrae. Contiene. Questo contenimento è particolarmente importante nel lavoro massimalista, dove l’abbondanza potrebbe altrimenti scivolare nel caos.
Motivi Botanici come Simboli Viventi
L’immaginario botanico appare naturalmente nell’ornamento folklorico perché le piante sono sempre state collaboratrici della vita rituale. Foglie, fiori e radici segnano cicli di crescita, decadimento e rinnovamento. Portano conoscenza senza bisogno di linguaggio.

Quando utilizzo motivi botanici nei disegni massimalisti, non sto illustrando la natura. Sto dialogando con la sua funzione simbolica. I petali diventano soglie. Le liane tracciano continuità. Le radici suggeriscono memoria sotto la superficie. Queste forme permettono all’ornamento di restare vivo, reattivo anziché statico, ancorato a una logica organica.
L’Ornamento tra Culture e Continenti
Ciò che mi attrae delle tradizioni decorative globali è la loro logica emotiva condivisa. Dal ricamo slavo alle piastrelle mediorientali, dai tessuti dell’Asia meridionale ai pattern precolombiani, l’ornamento emerge ripetutamente come un modo di strutturare il significato attraverso ripetizione e densità.
Attraverso le culture, l’ornamento organizza la complessità. Permette a molti elementi di coesistere senza gerarchia. Questo principio informa profondamente il mio approccio massimalista. Invece di isolare una figura centrale o semplificare il campo visivo, lascio che i simboli si accumulino. Il significato nasce dalla prossimità e dal ritmo, non dalla dominanza focale.
Il Massimalismo come Continuità, non come Eccesso
Il massimalismo viene spesso frainteso come eccesso visivo. Io lo vedo piuttosto come continuità. Le tradizioni folkloriche raramente miravano alla restrizione. Miravano alla completezza. Una superficie veniva riempita non per sopraffare, ma per assicurarsi che nulla di essenziale restasse non segnato.

In questo senso, i disegni massimalisti si allineano naturalmente all’ornamento rituale. La densità diventa una forma di cura. Ogni elemento aggiunto rafforza l’integrità dell’insieme. L’immagine appare conclusa non quando è minimale, ma quando è pienamente abitata.
Simmetria, Specularità ed Equilibrio Emotivo
La simmetria ricorre frequentemente nell’ornamento popolare perché crea equilibrio. Le forme specchiate stabilizzano lo sguardo e, di conseguenza, il sistema nervoso. Utilizzo la simmetria nei miei disegni per instaurare un equilibrio emotivo all’interno dell’intensità visiva.
Nelle composizioni massimaliste, la simmetria agisce come un’ancora. Permette alla complessità di espandersi senza frammentarsi. Questo equilibrio riflette il funzionamento psicologico del rituale, offrendo una struttura che mantiene stabile l’emozione pur consentendole di circolare.
La Mano, il Gesto e la Memoria
L’ornamento è inseparabile dalla mano. Anche quando i pattern sono precisi, portano con sé la traccia del gesto. Le lievi irregolarità ricordano che queste forme sono state disegnate, ricamate o intagliate lentamente, con attenzione.

Nel mio lavoro, questa memoria tattile è fondamentale. I disegni massimalisti diventano registrazioni del tempo trascorso a tornare, correggere e stratificare. Questo processo rispecchia la pratica rituale, in cui la ripetizione approfondisce il significato invece di esaurirlo. Il disegno ricorda il corpo che lo ha creato.
L’Ornamento come Infrastruttura Emotiva
Penso all’ornamento come a un’infrastruttura emotiva. Sostiene il sentire senza pretendere espressione. Nei contesti folklorici, la decorazione circondava spesso momenti di vulnerabilità, nascita, malattia, passaggio, perdita. Il pattern offriva continuità quando l’emozione era instabile.
Questa funzione si estende ai miei disegni. L’ornamento denso permette all’emozione di esistere senza esposizione. Avvolge l’intensità nella struttura, creando sicurezza psicologica. Il massimalismo diventa non una dimostrazione del sentire, ma un modo di custodirlo.
Tradizione Globale, Traduzione Personale
Sebbene i miei motivi siano radicati in tradizioni slave e botaniche, li vedo come parte di un impulso umano più ampio. Attraverso le culture, l’ornamento è stato utilizzato per negoziare l’incertezza, segnare lo spazio sacro e ancorare la vita interiore alla forma visibile.

I miei disegni non mirano a replicare tradizioni specifiche. Ne traducono i principi condivisi. Ripetizione, densità, simmetria e pattern organici diventano strumenti di costruzione del significato personale, collegando l’emozione individuale alla memoria visiva collettiva.
L’Ornamento come Rituale Vivente
In definitiva, vivo il disegno massimalista come un rituale vivente. Ogni strato partecipa a un dialogo tra passato e presente, tra simboli ereditati e intuizione personale. L’ornamento diventa un modo di ascoltare ciò che persiste sotto il cambiamento superficiale.
Intrecciando tradizioni slave, botaniche e decorative globali, il mio lavoro non cerca la fusione fine a sé stessa. Cerca continuità. Nell’ornamento trovo un linguaggio visivo capace di trattenere la complessità, onorare la genealogia e permettere all’emozione di restare protetta, strutturata e viva.